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Dal Vangelo di Marco (11,11-25)
Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio.
Commento
C’è un potere che ammalia l’umanità da sempre e si insinua in ogni angolo abitato dall’uomo, un potere che è distruttivo, un potere che plasma e distrugge tutto ciò che incontra. È il potere del possesso, del denaro, del controllo, in ultimo è il potere dell’ego.
Gesù con la sua presenza ci mostra un potere diverso, un potere che è creativo, un potere che parla con la natura, un potere che pensa all’altro prima che a sé stesso.
Il vangelo di oggi ci mostra l’unica volta in cui Gesù ha usato la forza per dire il suo potere. Ormai il potere distruttivo dell’uomo ha raggiunto luoghi che non avrebbe dovuto neppure pensare, si è insinuato nella “casa del Padre”, nel cuore di coloro che avrebbero dovuto preservare l’umanità da questo sfacelo. È la storia di ieri ma è anche la storia di oggi. Dio si arrabbia perché le vittime di questo potere sono sempre i più deboli, i più fragili, coloro che non sanno come rispondere, coloro che non immaginano neppure che qualcuno sta facendo loro del male. È l’abuso peggiore che un uomo possa commettere contro un altro uomo: colui che dovrebbe proteggerti, accoglierti, volere solo il bene per te diviene colui che ti distrugge, ti annienta, ti rende un oggetto per alimentare il proprio ego malato.
Aumenta Signore la nostra misera fede.
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