Is 56,1.6-7 | Dal Sal 66 (67) | Rm 1,13-15.29-32 | Mt 15,21-28
In questa XX Domenica del Tempo Ordinario, Pasqua della settimana, la Parola di Dio ci sprona a guardare il mondo con occhi diversi.
Non esiste un “noi” e un “voi”; non c’è un “popolo di Dio” e un “popolo non di Dio”; non c’è una carta di identità o un passaporto “Schengen” che ci permette di entrare liberamente nel Regno di Dio; il “certificato di battesimo” non basta!
Ma non va bene neppure l’atteggiamento buonista dei discepoli: “esaudiscila così smette di farci fare brutta figura” (penso che possiamo tradurla così la risposta dei discepoli).
Gesù guarda il cuore, non i documenti; Gesù guarda il cuore non “quello che dicono gli altri”.
Esiste, dunque, un solo popolo di Figli; le distinzioni le facciamo noi, soprattutto quando noi stessi non ci riconosciamo Figli.
La donna del Vangelo, sulla carta, è una straniera, ma nel cuore sa di avere la dignità di poter chiedere al Padre e lo fa senza pretese, lo fa con umiltà.
Quante volte anche noi ci rivolgiamo al Padre con la pretesa di dover ricevere qualche cosa, magari per il solo fatto che ci chiamiamo “cristiani” e, magari, con quanta presunzione guardiamo i fratelli e li categorizziamo come “altri” rispetto a noi che, in quel dirci “cristiani” ci riconosciamo figli di Dio.
L’avete sentita la preghiera di “colletta” che ho proclamato all’inizio della celebrazione a nome di tutti voi? Ricordate le parole? “O Padre, che nell’obbedienza del tuo Figlio hai abbattuto l’inimicizia tra le creature e degli uomini hai fatto un popolo solo, rivestici degli stessi sentimenti di Cristo, affinché diventiamo eco delle sue parole e riflesso della sua pace”.
Questo è il desiderio di Dio, questo è il cammino che, come credenti, dobbiamo fare.
Guarda l’uomo e la donna che ti stanno accanto, che incontri per strada, quelli con cui lavori, studi, fai sport; ai nostri occhi sono “buoni o cattivi”, “mussulmani o cristiani o induisti o ebrei”, “italiani o stranieri”, “bianchi, neri o gialli” … agli occhi di Dio sono tutti figli che riconoscono o non riconoscono di esserlo.
L’essere umano, per riconoscersi “figlio di Dio” non deve avere un certificato di battesimo e neppure andare a messa la domenica; l’essere umano, per riconoscersi “figlio di Dio” deve sapersi rivestire ogni giorno degli stessi sentimenti di Cristo per divenire, giorno dopo giorno, sempre più eco delle sue parole e riflesso della sua pace.
Questo è il cammino che come credente quest’oggi sei invitato a fare. La donna straniera del vangelo l’ha fatto, i discepoli fanno fatica, tu a che punto sei?
Padre santo, creatore del cielo e della terra, apri i nostri cuori affinché possiamo riscoprire la profondità del nostro essere e lì, riscoprirci amati e desiderati da te che sei l’unico Creatore e Padre; fa che un giorno possiamo riflettere questi sentimenti su ogni fratello e sorella che incontriamo nel cammino della vita. Il tuo Spirito ci guidi su questa via di fraternità e di pace per un mondo che sempre più compia il tuo disegno originario della creazione. Amen.
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