XIX Domenica del Tempo Ordinario – anno A

Pubblicato il 9 agosto 2026 alle ore 00:01

1Re 19,9a.11-13a | Dal Sal 84 (85) | Rm 9,1-5 | Mt 14,22-33

In questa 19 domenica del Tempo Ordinario, Pasqua della settimana, la Parola ci mostra il volto di Dio.

Nella prima lettura Elia è disperato, ormai non vede che la morte per sé stesso; il Signore gli dice di fermarsi alla sua presenza, per ridargli speranza, per ridagli forza, per offrirgli un nuovo modo di guardare la storia e riconoscere la Sua presenza.

È questa la misericordia che Elia ha sperimentato nel Signore: non nel vento, non nel terremoto, non nel fuoco ma nel “sussurro di una brezza leggera”.

Quante volte anche noi come il popolo di Israele ci aspettiamo un Dio potente che possa porre fine alle guerre, alle violenze di ogni tipo, alle ingiustizie ma il Dio di Gesù Cristo, quel Dio che già mostrò il suo volto a Elia, è il Dio che si manifesta in una quotidianità che non fa rumore e che non provoca scalpore.

È quello stesso Dio che in Gesù di Nazareth si manifesta agli apostoli terrorizzati dalla potenza della natura. Lì, sulla piccola barca di pescatori, nel mezzo della notte vengono sorpresi da una tempesta tutto sembrava ormai perduto: la speranza svanita, la vita in pericolo, il terrore che prende piede; ma quell’uomo che arriva accanto a loro camminando sulle acque sembra dire esattamente l’opposto. Il Dio di Gesù Cristo si manifesta come colui che riporta armonia tra gli elementi della natura. Spesso pensiamo di dover sistemare le faccende con la forza ma è la fede che ci permette di compiere i grandi passi. Proprio come Pietro. Nel bel mezzo della tempesta con le acque del mare che minacciano di rovesciar la barca, Pietro si fida della parola di Gesù: “scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù”. Ma poi cosa succede? La paura riprende il sopravvento perché perde di vista la presenza del Maestro e Pietro comincia ad affogare. La tempistica con cui vengono descritti gli eventi penso sia importante. Gesù è lì, davanti a Pietro e questi inizia ad affondare e Gesù non fa nulla fino a quando Pietro torna a poggiare le sue certezze sul Maestro. “Signore, salvami!” solo ora “Gesù tese la mano e lo afferrò”. Ce lo siamo già detti anche la scorsa settimana: Dio non può salvarci senza noi stessi (Sant’Agostino). Ed è solo quando Gesù viene accolto nella barca che la tempesta termina.

Quante tempeste anche noi viviamo nella vita e cerchiamo rimedio nelle nostre forze. Di nuovo Gesù ci mostra che la sua presenza accolta nella quotidianità può riportare armonia alla nostra storia.

Ricorrere a Dio solo nel momento del bisogno come ultima spiaggia o chiedere un suo intervento a spada tratta contro le insidie del male è controproducente. Soltanto vivendo nella quotidianità la sua Presenza possiamo sperimentare l’armonia nella quale siamo immersi e che ogni giorno ci permette di navigare sicuri per gli oceani della storia.

O Dio, Signore del cielo e della terra, apri i nostri cuori perché posiamo percepire il bisogno di riconoscerti presente nella creazione. Amen.

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