Sir 27,33–28,9 | Dal Sal 102 (103) | Rm 14,7-9 | Mt 18,21-35
Prosegue in questa 24 domenica del Tempo Ordinario, Pasqua della settimana, il discorso iniziato da Gesù la scorsa settimana.
La reazione di Pietro alle parole ascoltate la scorsa domenica e, spero meditate durante questa settimana, è la nostra stessa reazione: ma quante volte dovrò perdonare? Tocca sempre a me fare questo passo?
La risposta di Gesù è umanamente incomprensibile e impensabile: tu perdona sempre.
Poi, siccome Gesù sa che ci sta chiedendo qualcosa di difficile, per non dire impossibile, racconta una storia, una parabola. Durante il racconto siamo affascinati dal gesto di questo re che parte col “voler regolare i conti” (e a noi con queste parole si aprono scenari tragici …) ma poi, di fronte all’evidente impossibilità di pagare il debito e alle parole di vera supplica del servo (“prostrato a terra, lo supplicava”) decide di “avere compassione” e gli condona tutto quel debito che non sarebbe riuscito a pagare neppure lavorando per una vita.
A questo punto, penso che in noi possiamo sentire sentimenti di stupore, meraviglia, magari anche di commozione. “Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari” (cento giorni di lavoro) chissà cosa farà; sarà tutto preso dall’entusiasmo, userà anche lui quella compassione che ha ricevuto! E invece, NO.
La scena descritta è di una crudeltà incredibile: “Lo prese per il collo e lo soffocava”.
Dunque, non basta che qualcuno ti offra compassione per trasformare il tuo cuore da “serbatoio” a “canale”. Mi spiego. Il Re ha provato compassione per il servo, il quale ne ha ricevuto i benefici (serbatoio) ma questi vive l’esperienza in modo meramente pragmatico: gli è andata bene, ha avuto fortuna, porta a casa! La compassione ricevuta si ferma all'esterno: gli salva le tasche e la libertà, ma non scalfisce il suo cuore. Questo servo avrebbe potuto trasformare quella “compassione” in “misericordia” trasformando il suo cuore in un “canale” attraverso cui applicare il modello del Re.
Quante volte anche noi ci siamo confessati, soprattutto da bambini ma poi … quante volte siamo stati in grado di trasformare il modello di “compassione” sperimentato in atteggiamento di “misericordia” verso coloro che hanno commesso colpe contro di noi? Forse la “crisi della confessione” sta anche in questo: mi confesso ma la mia vita non cambia mai … ma non ti è mai passato per la testa che magari tu non hai mai accolto il perdono? Che Il tuo cuore è un “serbatoio” di compassione ma non diventa “canale” dii misericordia?
Facciamo attenzione alle parole della prima lettura: “rancore e ira sonno cose orribili, e il peccatore le porta dentro” e aggiungo io, senza neppure accorgersene!
Proviamo a fare una revisione di ciò che ci attraversa il cuore, verifichiamo quei movimenti così interiori che rischiamo di non percepire neppure ma che possono svelarci l’origine delle nostre azioni: ci accorgeremo che, anche se a parole diciamo di non provare nulla per qualcuno o che alcune situazioni non ci interessano, nel nostro cuore sorgono dei sentimenti; se li riconosciamo come rabbia o ira … fermiamoci, significa che il Vangelo di questa domenica sta parlando di noi!
Signore, Dio misericordioso e giusto, che doni sempre il tuo Ammore a chiunque si rivolge a te, aiutami ad accogliere la tua Compassione e fa che il mio cuore possa trasformarla in Misericordia agita verso ogni fratello e ogni sorella che condivide con me i sentieri della storia. Amen
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Commenti
Perdonare costa molto eppure è necessario. Perdonare può sembrare inutile eppure è in realtà utile nelle relazioni umane.
Perdonare senza aspettarsi nulla in cambio quando, invece, ci aspettiamo le lodi e gli onori di tutti.
Perdonare nella logica della sovrabbondanza di Gesù contro tutte le forme di egoismo, di cattiveria e di chiusura.