XXV Domenica del Tempo Ordinario - anno A

Pubblicato il 20 settembre 2026 alle ore 00:01

20 SETTEMBRE 2026

XXV Domenica del Tempo Ordinario – anno A

Is 55,6-9 | Dal Sal 144 (145) | Fil 1,20c-24.27a | Mt 20,1-16

https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20260920  

In questa 25 domenica del tempo ordinario, Pasqua della settimana mi pare sia la prima lettura ad esplicitare bene il tema di riflessione: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”.

In effetti il vangelo fa emergere in ciascuno di noi un senso di ingiustizia: come è possibile che un uomo che lavora tutto il giorno venga pagato come uno che lavora un ora soltanto (o forse poco più)?

Ma di quale giustizia stiamo parlando? Della giustizia umana o di quella divina? Perché i livelli sono proprio diversi “quanto il cielo sovrasta la terra”!

L’uomo guarda alle ore trascorse a zappare la terra, Dio guarda alla possibilità di portare del pane in tavola; l’uomo guarda alle ore passate a far niente degli operai dell’ultima ora, Dio guarda al sentimento di amara delusione di questi uomini costretti a tornare a casa senza pane per i propri figli. Quale è il motivo per cui, nella parabola, questi uomini sono rimasti senza lavoro? La poca voglia di lavorare o la sfortuna di non essere stati chiamati? Fino all’ultimo sono rimasti sulla strada nella speranza che qualcuno desse loro del lavoro ed appena questa opportunità si è palesata non hanno esitato nel mettersi in gioco.

Questo è il Regno dei cieli! Ben diverso dai regni della terra.

C’è un accordo tra questo padrone e i suoi operai: un denaro a testa. E un denaro viene dato. Dove è l’ingiustizia?

Interessante la domanda finale: forse “tu sei invidioso perché io sono buono?”

Quanto è difficile essere buoni! Significa avere il coraggio di rinunciare a qualcosa di proprio affinché l’altro possa avere il proprio cibo quotidiano, proprio come chiediamo nel Padre nostro. Non è certamente stato conveniente per questo padrone pagare i lavoratori dell’ultima ora quanto quelli della prima, ma era certo conveniente che questo padrone offrisse a questi come a quelli la possibilità di sfamare la loro famiglia.

Uscendo dalla parabola mi viene in mente la figura del ladrone sulla croce: all’ultimo momento si è portato a casa ciò che altri portano a casa faticando tutta una vita: la salvezza. Già, ma lo stare nella vigna del Signore, camminare a fianco del Maestro Gesù, ascoltare i suoi insegnamenti, riconoscerlo presente nella creazione, nella storia, nelle persone che incontriamo, possiamo davvero definirlo una fatica o forse non si tratta piuttosto di una opportunità?

Spesso ci accostiamo alla nostra fede come se fosse un qualcosa di pesante da fare, un compito difficile da assolvere e ci dimentichiamo che invece si tratta di una relazione d’amicizia, d’Amore da coltivare.

Signore Gesù, quanta fatica facciamo a riconoscere la fortuna di averti incontrato al nostro fianco nel cammino della vita e quanta fatica facciamo nel cogliere la bellezza di incontrare fratelli e sorelle anche se ormai al calar del sole della loro esistenza. I miei pensieri e le mie vie sono ancora molto distanti dalle Tue eppure percepisco la necessità, per il bene mio e dell’umanità tutta, di innalzare sempre più l’asticella del percorso. Aiutami Signore a percorrere con sempre maggior frequenza le tue vie e i tuoi pensieri così che possa un giorno rallegrarmi e non lamentarmi per quel denaro che riceverò. Amen

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