Ez 18,25-28 | Dal Sal 24 (25) | Fil 2,1-11 | Mt 21,28-32
La scorsa domenica riflettevamo sulla difficoltà ad essere buoni, quest’oggi, 26 domenica del Tempo Ordinario, Pasqua della settimana, il tema si discosta di poco: quanto è difficile essere obbedienti a Dio, potremmo anche dire, quanto è difficile compiere ciò che per Dio è buono!
Nel nostro comune sentire una persona o è buona o è cattiva, facciamo fatica a pensare che qualcuno che commette azioni cattive possa “convertirsi” e avviarsi sulla via della bontà.
Questo avviene perché noi associamo la persona alle azioni che compie e quindi se qualcuno fa qualcosa di cattivo per tutta la vita continuerà a fare ciò che è cattivo come se coloro che commettono azioni buone fossero immuni dal compiere azioni cattive! Ma un conto sono le azioni, un conto è la persona. Dio tiene conto della persona e non delle azioni, così nella parabola, quel figlio che ha risposto male al padre è colui che ha compiuto la sua volontà, mentre il figlio che prontamente e con tanta gentilezza ha espresso obbedienza in realtà ha disobbedito. Del primo si dice che “si pentì e andò”. Il pentimento, quella vocina che ci dice che forse stiamo facendo qualcosa di sbagliato, la voce della coscienza, “il grillo parlante” che non ci lascia dormire di notte e che ci rimette sulla buona strada, la strada dell’obbedienza che altro non è che la strada della fiducia; ma quanto è difficile ascoltare questa voce. In realtà in noi possiamo sentire molte voci: quelle della società, quelle delle nostre ambizioni, quelle dei desideri della carne, quelle delle persone che ci stanno accanto e quella della nostra coscienza che è la voce di Dio. Quest’ultima in genere è una vocina sottile in mezzo alle vocione del mondo e facciamo fatica a sentirla ma, una volta riconosciuta, una volta sentita, se ascoltata ci cambia la vita in meglio. Ci fa sentire realizzati perché ci fa riscoprire figli e in quanto tali il lavoro nella vigna non è un peso ma un’opportunità per aumentare il valore dei nostri possedimenti; è questo il frutto della Carità di cui parla Paolo ai Filippesi, il frutto di colui che attua nella sua vita gli esempi del Padre, non per farsi vedere o per primeggiare ma semplicemente perché è nostro dovere prenderci cura delle cose di famiglia.
È con questo spirito che Gesù ci chiede di guardare i fratelli, è con questo spirito che Gesù ci chiede di essere Chiesa.
Signore Gesù è difficile per me ascoltare la tua voce che mi ricorda ogni giorno di essere tuo figlio. È, invece, più facile seguire le voci della carne e del mondo che ci chiedono di apparire più che essere. Aumenta Signore la mia poca fede perché possa ogni giorno convertirmi alla tua voce che mi richiama alla santità. Allo stesso modo aiutami a guardare i fratelli e le sorelle così come tu guardi me: sempre tenendo lo sguardo fisso sulla relazione d’amore che ci lega inscindibilmente al tuo mistero d’amore e ci rende tuoi figli anche se ciò che gli occhi vedono esprime lontananza dal mistero della tua Presenza in ogni creatura. Amen
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