13 settembre | La misura infinita del cuore che perdona

Pubblicato il 7 settembre 2026 alle ore 00:01

XXIV Domenica del Tempo Ordinario - anno A

Benvenuti nella nostra piazza di Cafarnao, il nostro spazio di sosta, silenzio e incontro.

Questa settimana Pietro si avvicina a Gesù con una domanda molto concreta e umana: quante volte dobbiamo essere disposti a perdonare chi ci fa del male? Sette volte sembra già un numero generoso, ma Gesù sposta l'asticella verso l'infinito: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Attraverso la parabola del re e del servo spietato, il Vangelo ci ricorda che il perdono non è un calcolo matematico, ma la conseguenza naturale del sentirci noi per primi immensamente amati e perdonati da Dio.

Prenditi un momento di quiete, lascia andare le tensioni accumulatosi nella settimana e leggi con noi questo brano.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose:
«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti
restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse
restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Altre letture

Dal libro del Siracide
Sir 27,33–28,9

Salmo Responsoriale
Dal Sal 102(103)
R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 14,7-9


Una piccola eco per iniziare ...

Perdonare non significa dire che il male ricevuto non faccia male, né significa cancellare la giustizia con superficialità. Perdonare significa liberare il proprio cuore dalla prigione del rancore, per non restare incatenati alle ferite del passato. Dio condona a ciascuno di noi un debito incalcolabile ogni giorno; ricordarci di questa grazia ricevuta è la chiave per guardare le fragilità di chi ci sta accanto con uno sguardo nuovo, sereno e pacificato.

1.  Le tue emozioni

Cosa provi di fronte all'espressione «settanta volte sette»? Ti spaventa l'idea di un perdono senza misura o senti la sollievo di una misericordia che non si esaurisce mai?

2. Attualizziamo

Nella vita di tutti i giorni, al lavoro o in famiglia, quanto è difficile uscire dalla logica del "occhio per occhio" e dei calcoli personali per fare invece il primo passo verso la riconciliazione?

3. La tua risonanza

Quale parola o immagine di questo brano (il grande debito condonato, la compassione del re, la scelta di perdonare di cuore) parla più da vicino alla tua storia in questo momento?


"Il perdono spezza le catene del passato
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