In questa seconda domenica di Pasqua il Vangelo ci offre la bellissima figura di Tommaso.
Tommaso forse è il più coraggioso degli apostoli, esce di casa mentre gli altri stanno rinchiusi per paura dei giudei, o forse è quello che si è stancato per primo e decide di uscire per sfogarsi un po’. Di fatto decide di uscire da quella casa che possiamo chiamare la “prima Chiesa”.
Quanto è difficile credere quando si è lontani dalla Chiesa.
Sembra un paradosso: ci si stacca dalla Chiesa perché si cercano le “prove” (se così possiamo chiamarle) dell’esistenza di Dio ma proprio nella Chiesa possiamo avere la possibilità di riconoscerlo.
Quando parliamo di Chiesa cosa intendiamo? Quell’unione di credenti che persevera nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane; quell’unione di credenti che ha un’attenzione reciproca nella condivisione dei beni secondo il bisogno di ciascuno; quell’unione di credenti che si riunisce nella preghiera con la certezza che quello è il luogo in cui il Risorto si manifesta.
Se siamo sinceri, questa Chiesa purtroppo la vediamo poco e noi che siamo qui riuniti a celebrare l’eucarestia dovremmo farci un bell’esame di coscienza.
Lui, il Risorto ci accoglie costantemente nella sua casa, non pone limiti né condizioni ma ci chiede di vivere come fratelli, ci chiede di avere attenzione gli uni per gli altri, ci chiede di non vivere della logica egoica del possesso: noi viviamo questo suo dono di comunione?
Tommaso si chiude in sé stesso e non crede alla parola dei suoi amici. Solo quando accetterà di fermarsi assieme a loro potrà fare esperienza della presenza del Risorto. Già perché Cristo non può che manifestarsi nella relazione d’Amore e di Fiducia che possiamo avere gli uni negli altri.
In questo tempo in cui sembra che ciascuno di noi viva come un’isola in mezzo all’oceano pensando solo al proprio interesse, la liturgia ci chiede di sperimentare la Misericordia di Dio. È quell’atteggiamento esattamente opposto a quanto stiamo vivendo. Proprio nello sperimentare su di sé l’Amore gratuito di Dio, nonostante ciò che pensiamo o facciamo, o forse proprio per questo, possiamo fare esperienza di un cuore vivo che batte in noi e per noi e come Tommaso restare senza parole per ciò che stiamo vivendo. È solo da questa esperienza che può sorgere, come è successo a Tommaso, la professione di fede.
Provo a dire tutto questo con un linguaggio più vicino al nostro, un linguaggio mi auguro più comprensibile anche per le giovani generazioni; è l’esperienza del colpo di fulmine: non sai cosa ti attrae dell’altro/a, sai solo che non riesci più a distogliere lo sguardo e il pensiero da lei/lui. Quando questo tuo amore sarà corrisposto allora potrà nascere una storia d’amore, fino a quel momento sarà soltanto un desiderio dell’altro. Dio è innamorato di ciascuno uomo e di ciascuna donna: ha per noi pensieri e sguardi speciali ma al momento questo amore non è ancora corrisposto; Dio attende pazientemente dall’eternità che tra noi possa nascere una storia d’Amore.
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