At 8,5-8.14-17 | Dal Sal 65 (66) | 1Pt 3,15-18 | Gv 14,15-21
Uno dei problemi più urgenti della nostra società è la solitudine. In un mondo sempre più connesso siamo sempre più soli. Sembra un paradosso ma è così. La solitudine attraversa ogni fascia di età, dai giovanissimi (pensate al fenomeno degli Hikikomori) fino agli anziani soli nelle grandi città e non solo.
Le letture di questa 6 domenica del Tempo Pasquale parlano proprio di questo.
Sono ormai passati diversi giorni da quando Gesù è Risorto ma fino ad ora ha continuato a farsi vedere dai suoi amici. Quella di Gesù è già in questi giorni una presenza diversa da come l’avevano sempre vissuta, pensate anche solo alla fatica di riconoscerlo dei discepoli di Emmaus. Ora però sta per arrivare un ulteriore distacco: Gesù dovrà salire al cielo, nel Regno del Padre.
“Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”.
Gesù, quindi, lascia questo mondo per ritornare al Padre ma ci assicura che, se anche gli occhi non lo vedranno più, Lui sarà sempre IN noi così come lui è nel Padre.
Il cristiano, quindi, non può sentirsi solo perché il Risorto è sempre con lui. In una presenza invisibile ma reale, silenziosa ma potente. È la presenza dello Spirito Santo nelle nostre vite.
Lo Spirito, amore del Padre e del Figlio, una realtà divina che può cambiare le sorti dell’umanità. È una presenza invisibile agli occhi ma percepibile con il cuore. È quella stessa realtà che, se accolta, ti plasma a sua immagine e tu diventi amore donato, trasparenza di quel Dio che ti ha pensato, creato, amato e che ora vive in te.
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Non è un ricatto, non è una condizione sine qua non; è una conseguenza: l’amore che avete per me si esprime nell’osservare i miei comandamenti. E quale è il comandamento di Dio? Amatevi gli uni gli altri. Ecco in che modo la solitudine viene abbattuta, ecco in che modo lo Spirito Santo che è in noi si si rende vicino, prossimo a colui che è nel bisogno, ecco in che modo Dio si manifesta nella storia di oggi come in quella di 2000 anni fa.
Signore Gesù, tu il Crocifisso Risorto abiti in noi e fai di noi una dimora santa, un tabernacolo prezioso. Con il nostro amore al prossimo ci facciamo testimoni della tua presenza viva e reale. Con la vicinanza a chi vive la solitudine consegniamo il tuo “esserci nella storia” a coloro che per i dolori e le fatiche vissute fanno fatica a riconoscerti.
Ti preghiamo quest’oggi Signore per tutti noi che oggi meditiamo la tua Parola e condividiamo la tua mensa: possa il tuo Spirito operare in ciascuno di noi, accompagnarci alle periferie dell’esistenza e trasformarci in presenza viva del tuo amore. Amen.
Aggiungi commento
Commenti