XIV Domenica del Tempo Ordinario – anno A

Pubblicato il 5 luglio 2026 alle ore 00:01

Zc 9,9-10 | Dal Sal 144 (145) | Rm 8,9.11-13 | Mt 11,25-30

In questa 14 domenica del Tempo Ordinario, la liturgia ci offre il segreto per camminare nella storia.

Già, perché di fronte alle fatiche della vita viene la voglia di fermarsi e riposare; soprattutto quando sperimentiamo refrigerio in alcune attività o situazioni quali possono essere il gioco, la sregolatezza della vita, il denaro, la fortuna, le dipendenze, tutto ciò che sembra saziare la carne; è come se ci trovassimo in un’oasi in mezzo al deserto: possiamo riposare all’ombra delle piante, troviamo una sorgente di acqua fresca, la fatica del cammino sotto il sole in mezzo ad una distesa di sabbia sembra svanire e a tentazione di fermarsi lì per sempre rischia di perdere il sopravvento … in questo modo però perdiamo di vista la meta del nostro cammino: perché siamo partiti? Dove stiamo andando?

Le letture oggi ci parlano di una bestia da soma: un puledro figlio d’asina nella prima lettura (ai più attenti sarà venuto in mente l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme, quello che ricordiamo la Domenica delle Palme), nel vangelo si parla di “giogo”, lo strumento che si mette al collo di quegli animali che lavorano nei campi.

Oggi potremmo usare l’immagine del tandem o, ancora più attuale, della bicicletta assistita. Il cammino della vita, e quindi il cammino di fede, è necessariamente un cammino che ti chiede di fare fatica: se non pedali la bicicletta assistita non procede anche se pedalando fai meno fatica di quella che dovresti fare. Quindi è necessario mettere in conto la fatica. Una vita che scorre via liscia, senza fatica è una vita stagnante, è l’illusione di aver raggiunto la mèta ma presto si sperimenta la frustrazione di non sentirsi realizzati. È a questo punto che nascono le grandi domande dell’uomo: perché vivere? Perché faticare? Perché il dolore, la malattia? Da dove vengo? Dove vado?

È solo vivendo in tandem con lo Spirito che possiamo sperimentare la gioia di proseguire nel cammino, anche in mezzo alle fatiche e ai dolori dell’esistenza.

Questo è ciò che vivono i bambini a cui Gesù ci rimanda spesso. Un figlio sa che nelle fatiche ha sempre accanto un genitore; un figlio sa che per superare un ostacolo può contare sulla forza dei genitori e sulla loro protezione davanti alle minacce del mondo. È questa la conoscenza di Dio che Gesù ci offre: Dio è Padre e noi siamo figli; Dio ci offre la sua protezione, la sua forza, la sua “spinta”, il suo “assist” se noi sappiamo metterci fiduciosamente nelle sue mani.

Signore Gesù, tu sei venuto in mezzo all’umanità affaticata dal cammino della vita per alleggerire il peso delle nostre giornate. Purtroppo, troppo spesso noi ci siamo illusi che la tua presenza fosse un sostituirti a noi nel cammino e questo ci ha portato ad allontanarci da te. Aiutaci a ritrovarti accanto a noi nel cammino, come i discepoli di Emmaus, aiutaci a riconoscerti compagno di viaggio, e pellegrino verso la mèta eterna del tuo Regno. Amen.

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